Oranghi - Simone Sbaraglia Photography

ORANGHI

di Simone Sbaraglia


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L’orango è tra gli animali più simili all’uomo: condividiamo con loro, infatti, circa il 97% del nostro patrimonio genetico. La scoperta dell’orango è la scoperta di un animale estremamente pacifico, curioso e divertente. A rischio di estinzione (Endangered nella IUCN) l’orango sopravvive in poche aree protette tra Malesia ed Indonesia. La popolazione di oranghi è diminuita di circa il 50% negli ultimi 60 anni e le previsioni al momento sono di un ancora più rapido declino. La causa principale è la deforestazione e la perdita dell’habitat. L’orango ha sempre incarnato nella mia mente l’emblema del gigante buono, l’anello mancante della catena, un essere così simile a noi ma così diverso: così immensamente più forte (un orango ha la forza di 12-13 uomini) è agile ma anche incredibilmente gentile e non aggressivo. A differenza dell’altro nostro parente prossimo, lo scimpanzè, la cui società è permeata di violenza, l’orango è quasi totalmente privo di aggressività. Stiamo parlando di un gigante che potrebbe stritolarti con una mano ma che se vai a cercarlo per ucciderlo ti sorride placidamente mentre premi il grilletto. Questa non aggressività è probabilmente una delle cause dell’inarrestabile declino di questa specie, incapace di difendersi dai bracconieri e che sta vedendo il suo habitat ridursi drasticamente anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno. Il primo incontro con gli oranghi avvenne per me nel 2007, quando ero in Malesia per un viaggio di stampo prevalentemente culturale durante il quale ebbi la fortuna di poter passare qualche ora con gli oranghi del centro di riabilitazione di Sepilok, nel Borneo malese. Fu amore a prima vista: da allora fotografare adeguatamente questi animali è sempre stata una mia idea fissa fino al 2012 quando finalmente riuscii a mettere in programma alcuni viaggi nel Borneo indonesiano per mettere in atto il mio progetto. Le immagini che vedete in queste pagine sono il risultato di questo lavoro di scoperta ed avvicinamento ad un animale straordinario che rischiamo di perdere per sempre. L'orango, appartiene al genere Pongo della famiglia Hominidae, comprende due specie: Pongo pygmaeus o Orango del Borneo che vive appunto solo nell'isola del Borneo e Pongo abelii , Orango di Sumatra, che vive nell'Isola di Sumatra. I miei viaggi si sono svolti nel Borneo indonesiano dove ho seguito per circa tre settimane oranghi, maschi e femmine e con loro ho potuto stabilire una sintonia unica. Gli oranghi del Borneo vivono a circa 500m di altitudine, nei boschi e nelle foreste, sparsi in modo irregolare su tutta l’isola. Gli oranghi non sanno nuotare, pertanto i grandi fiumi rappresentano per loro delle barriere insuperabili. In realtà gli oranghi odiano letteralmente l’acqua e la evitano in tutti i modi possibili. All’approssimarsi di un temporale iniziano a scegliere con cura rami e foglie con cui, dopo averle compattate disponendole a strati, costruiscono un vero e proprio “ombrello” con cui ripararsi. La foresta pluviale forma il loro habitat ideale: nella foresta trovano cibo (oltre 300 tipi di frutta, corteccia, foglie, fiori ed insetti), acqua, riparo e protezione. I suoi frutti preferiti sono i frutti dell'albero del Durio anche se il fico rappresenta l’elemento fondamentale della sua dieta perchè matura in diversi periodi dell’anno e quindi è maggiormente disponibile. Gli oranghi sono considerati i mammiferi arboricoli più grandi della terra. I sottoboschi delle foreste dove vivono sono cosparsi di una fittissima vegetazione che rende gli spostamenti a terra difficilissimi, perciò gli oranghi si spostano solitamente muovendosi da un albero all’altro. Sugli alberi passano la maggior parte del tempo, qui dormono e si nutrono. Le loro braccia e le loro gambe, entrambi dotati di mani/piedi prensili, sono sviluppati in modo da consentire a questi animali di sorreggersi e di spostarsi da un albero ad un altro senza alcuna difficoltà. Non sono animali particolarmente sociali e non vivono in grandi gruppi: normalmente le femmine vivono da sole con il piccolo, a volte anche con un'altra femmina e più raramente con un maschio adulto. In genere i maschi e le femmine si incontrano solo per accoppiarsi. Ogni gruppetto di femmine ha un suo territorio di 2-6 kmq che però spesso si sovrappone a quello di altre femmine e di maschi mentre invece il territorio di un maschio non si sovrappone mai con quello di un altro maschio. Sono animali diurni pertanto la notte dormono su giacigli, preparati ogni notte in luogo diverso, sulle cime degli alberi. Il maschio, molto più grande delle femmina, ha tutto il corpo ricoperto di peli rossiccio- marroni, una fronte sfuggente, un muso prominente e delle guance carnose che gonfiano per impressionare le femmine oppure per spaventare i rivali. La femmina raggiunge la maturità intorno ai 7 anni, periodo in cui completa la crescita, mentre il maschio raggiunge la maturità sessuale a 10-15 anni e fino a questo periodo la sua statura continua ad aumentare. L'orango ha un’ottima memoria, una ricerca ha dimostrato che ha una memoria simile a quella umana ed infatti è in grado di ricordare dove si trovano gli alberi con più frutta, ma anche i periodi dell'anno in cui matura. Uno dei pochi momenti di socialità dell’orango è quando si trova costretto a condividere la frutta di un albero con altri animali o altri oranghi. In questi casi la gerarchia all’interno del gruppo viene solitamente rispettata anche se il maschio dominante è spesso disponibile a condividere il proprio pasto, se questo è chiesto con la dovuta “cortesia” e nel rispetto del rituale previsto. Gli oranghi sono animali poligami e si possono accoppiare in qualunque periodo dell'anno. La gestazione dura circa 8 - 8,5 mesi al termine della quale la femmina partorisce un unico piccolo del peso di circa mezzo chilo. Per i primi 4-6 mesi il piccolo non si allontana mai dalla madre e quando ha quattro mesi, inizia a prendere il cibo solido dalla bocca della madre. Lo svezzamento avviene intorno ai 3 - 3,5 anni e il piccolo tende a restare con la madre fino agli 8 anni di età. Sino all'età di un anno il cucciolo di orango rimane attaccato al petto della madre aggrappandosi alla pelliccia, poi si attacca alla schiena e può continuare a farlo anche fino a due anni e mezzo. I piccoli sono estremamente curiosi ed intelligenti e non è raro sorprenderli mentre fanno le capriole o giocano dondolandosi e lasciandosi cadere da un ramo per atterrare su un mucchio di foglie e cespugli. Un giovane orango di nome Mario (il nome viene assegnato agli animali appartenenti ai gruppi che ho seguito dai ricercatori che li seguono e li studiano) si è dimostrato nel corso delle mie visite tra i più intraprendenti e curiosi. La foto che lo ritrae mentre, a denti stretti e braccia aperte, cerca di spaventarmi è tra i ricordi più preziosi e divertenti di questa meravigliosa esperienza. Gli oranghi hanno diversi modi per comunicare tra loro: con la voce, con la postura e con il tatto. I maschi emettono lunghi suoni gutturali per tenere lontani gli altri maschi dal loro territorio. Le femmine rimangono al fianco della madre anche dopo che questa ha partorito un nuovo piccolo per imparare da lei come si allevano i figli. Le femmine di orango sono delle madri estremamente premurose e si occupano dei cuccioli in maniera esclusiva rispetto ai maschi. L'orango non ha molti predatori, grandi serpenti e rapaci che rappresentano un pericolo per gli oranghi più giovani, ma il più grande pericolo è rappresentato dall’essere che gli somiglia di più: l’uomo! L'orango del Borneo (Pongo pygmaeus) è classificato nella Red list dell'IUCN tra gli animali a maggior rischio di estinzione endangered: la sua popolazione è calata del 50% negli ultimi 60 anni. Stime del 2003 indicano la popolazione del Borneo pari a 45.000-68.000 esemplari distribuiti su 86.000 kmq ma ad oggi si stima che questa cifra sia notevolmente diminuita. L'orango di Sumatra (Pongo abelii) è, se possibile, ancora più in pericolo: la Red list dell'IUCN lo classifica come critically endangered (CR) quindi in una situazione ancora più grave rispetto all'orango del Borneo avendo osservato un calo di oltre l'80% negli ultimi 75 anni. Stime del 2004 indicano la popolazione di questa specie pari a 7.300 esemplari su un territorio di circa 9.000 kmq. E' stato stimato che se non si prenderanno rapidi e decisi provvedimenti, per entrambe le specie questo calo proseguirà allo stesso ritmo portando rapidamente all’estinzione della specie. Le principali cause di rischio per questa specie sono tre: Deforestazione. Negli ultimi 20 anni è scomparso circa l’80 per cento dell’habitat naturale degli oranghi. L’Indonesia perde in media oltre 50 chilometri quadrati di foresta al giorno, l’equivalente di cinque campi di calcio al minuto, tutto questo a favore della coltivazione di palma da olio. Bracconaggio. Man mano che l’uomo invade la foresta, gli oranghi cadono più facilmente preda dei cacciatori. Nel traffico illegale di souvenir, il teschio di un orango è valutato intorno ai 50 euro. Inoltre gli oranghi sono visti come una minaccia per le coltivazioni. Altri ancora, li cacciano per mangiarli. Commercio di animali da compagnia. Nonostante entrambe le specie siano elencate nella “Convenzione di Washington” e pertanto il commercio di esemplari di tali specie è vietato, si calcola che vengano venduti ogni anno un migliaio di piccoli. Un cucciolo di orango viene venduto sul mercato nero a prezzi che vanno da alcune centinaia a decine di migliaia di euro. Enti governativi e privati hanno promosso varie iniziative per salvare l’orango dall’estinzione. Fra queste ci sono la costruzione di centri di riabilitazione, l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione e la fondazione di parchi nazionali e riserve, ma anche misure per contrastare l’abbattimento illegale di alberi; tuttavia, nonostante nelle isole dove gli oranghi vivono siano presenti diverse aree protette, la maggior parte degli oranghi vive nelle aree non protette nei confronti delle quali si auspica che vengano presi presto provvedimenti efficaci che possano frenare il lento declino di questa specie. Nel 2007 il Presidente dell’Indonesia lanciò il Piano Nazionale per la Conservazione degli Orangutans. A sette anni di distanza il piano che si proponeva di stabilizzare la popolazione in natura entro il 2017 appare poco incisivo ed i progressi sostanzialmente inesistenti. Negli ultimi sette anni nessuna nuova area protetta è stata istituita né alcuna delle licenze concesse per le costruzione di piantagioni di palma è stata revocata. In realtà è accaduto l’esatto contrario: vaste aree precedentemente habitat degli oranghi sono state convertite in piantagioni di palma restringendo ulteriormente il già ridottissimo habitat. Nella valle del Danum, uno dei santuari dedicati alla conservazione della specie, sopravvivono ormai solo 500 esemplari in un’area che vede ogni giorno restringersi la foresta ed avanzare le piantagioni. Non è difficile prevedere la sorte di questi 500 oranghi: affamati e senza più la foresta che gli dà vita saranno uccisi a bastonate o arsi vivi. Ci domandiamo cosa intendesse il governo indonesiano come “stabilizzazione della popolazione in natura entro il 2017”. Tutto sommato, una popolazione di zero esemplari è senz’altro stabile. Vogliamo sperare non sia questa la stabilizzazione che si sono prefissi, ma è certamente questo l’obiettivo cui la specie umana sta lavorando alacremente. Chi ha visto almeno una volta da vicino il sorriso di un orango o le capriole di un giovane o con che tenerezza un piccolo cerchi la protezione della mamma difficilmente potrà dimenticarlo. Per questi pacifici ed intelligentissimi animali la morte arriva da quello che è il loro parente più prossimo: al 97% uguale a loro. Chissà se i pochi oranghi rimasti si rammaricano di quel 3% di differenza che sta significando la loro rovina. Noi certamente avremmo preferito che la specie umana avesse un 3% di intelligenza in meno ed un 3% di rispetto in più. 


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