Una Mirrorless Naturale - Simone Sbaraglia Photography

UNA MIRRORLESS NATURALE

di Simone Sbaraglia


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Mi occupo di fotografia naturalistica da una quindicina d'anni. Dopo un breve periodo iniziale di infatuazione per capanni e teli mimetici mi sono rapidamente orientato, nella mia ricerca fotografica, su uno stile di lavoro che mi consentisse di arrivare più vicino ai miei soggetti, di stabilire con essi un rapporto che partisse dal rispetto reciproco e dall'accettazione da parte loro della mia presenza. Tra i soggetti che preferisco ci sono i primati, che più di altre specie consentono di sviluppare un rapporto di questo tipo. Questa metodologia di lavoro richiede spesso trekking di decine di chilometri nella giungla per trovare gli animali e poi seguirli nella loro routine giornaliera (molti primati possono percorrere anche 40km in un giorno). La mia attrezzatura è composta di grandangolari, teleobiettivi da 70 a 400 millimetri, un obiettivo macro, due o tre flash, treppiedi oltre a filtri, batterie per la macchina e per i flash ed accessori vari. Se si aggiunge a questo un litro d'acqua, qualche barretta energetica, un impermeabile e gli altri accessori indispensabili per una giornata di trekking nella giungla si intuisce facilmente come il peso dello zaino possa rapidamente avvicinarsi ai 18-20kg. Trasportare un simile carico per ore, oltre ad essere estremamente faticoso, rende molto lenti, goffi nei movimenti, in difficoltà nei passaggi più difficili nel fango o con terreno bagnato ed in costante ritardo rispetto alle occasioni fotografiche. Tutto questo si traduce in minore lucidità e minore reattività e dunque, in definitiva, in un maggior numero di occasioni perse. Per questo motivo sono sempre stato un attento osservatore dei sistemi mirrorless ed ho acquistato, nel corso degli anni, diversi modelli di varie marche da affiancare alle mie reflex sperando, un giorno, di trovare una mirrorless che potesse fornire prestazioni comparabili ad una reflex nella fotografia naturalistica ma con un peso e un ingombro minori. Nel frattempo le mirrorless si sono progressivamente conquistate un posto di rilievo nella fotografia di reportage e di viaggio, generi per i quali già da anni sono in molti a preferirle alle reflex, in virtù appunto del minore ingombro che significa anche minore intrusività e dunque maggior facilità nel passare inosservati ed essere accettati dai nostri soggetti.

E dunque cos'è mancato finora alle mirrorless per farsi strada anche nella fotografia di natura? O meglio, ribaltando la domanda, che caratteristiche dovrebbe avere un sistema fotografico (macchina, flash, obiettivi) per essere adatto alla fotografia naturalistica? In estrema sintesi, per i motivi esposti sopra, dovrebbe a mio avviso essere di dimensioni e peso più contenuti possibile. Dovrebbe offrire ottiche tra i 14mm e i 400mm (parlando al netto degli eventuali fattori di moltiplicazione), dovrebbe avere un autofocus veloce che consenta di seguire con precisione soggetti in movimento, dovrebbe minimizzare i momenti di "black out", ovvero quei momenti in cui si perde la visione del soggetto del mirino. In un sistema reflex questi momenti sono inevitabilmente presenti per via del movimento dello specchio, ma sono estremamente ridotti. In un sistema mirrorless invece dipendono dalle caratteristiche del mirino elettronico, tradizionalmente un po' "lento" a reagire. Poi una buona macchina "naturalistica" dovrebbe essere abbastanza veloce in termini di numero di scatti al secondo e capacità del buffer per consentire di seguire l'azione scattando a raffica per un tempo più ampio possibile. Non c'è bisogno, a mio avviso, di arrivare a decine di scatti al secondo. Ritengo che 8fps siano più che sufficienti per i miei scopi. Una buona macchina "naturalistica" dovrebbe anche avere una buona gamma dinamica ed un buon comportamento ad alti iso. Anche qui, mi accontento di un "buon" comportamento. Alcune nuove macchine riescono a scattare immagini in condizioni di oscurità tale che l'occhio umano non riesce neanche a distinguere il soggetto. Interessante, ma poiché io normalmente se non vedo non scatto mi pare un vantaggio più teorico che pratico. E poi ovviamente dovrebbe avere una buona risoluzione per consentire stampe di qualità, ma su questo punto ogni macchina presente sul mercato ha ormai più pixel di quanti me ne servano. Infine, dal momento che il flash è indispensabile per il mio lavoro (il 90% delle mie foto di animali sono realizzate con il flash, oltre a tutte le foto macro) dovrebbe avere un flash rapido, che non surriscaldi, sufficientemente potente ed affidabile nella misurazione esposimetrica, che supporti la sincronizzazione ad alta velocità. Questo flash dovrebbe anche supportare unità remote perché, soprattutto nella fotografia macro ma non solo, è essenziale poter gestire più di una sorgente luminosa. Naturalmente alcuni di questi desideri sono in contrasto tra loro: ad esempio una elevata gamma dinamica (a parità di risoluzione) implica un sensore più grande, come pure un buon comportamento ad iso elevati. Tuttavia questo è in contrasto con il desiderio di mantenere ridotti peso e dimensioni di macchina e obiettivi. È necessario dunque trovare un compromesso ottimale. Questo compromesso io l'ho in mente da anni e se potessi progettare il mio sistema perfetto saprei esattamente come lo vorrei. Naturalmente questo non è possibile ed è necessario "accontentarsi" di quanto è presente sul mercato. Sono felice di dire che, per i motivi che cercherò di esporre, il sistema Fuji con la nuova X-T2 si avvicina molto al mio ideale. Non è perfetto, certo, ma è una approssimazione molto migliore di quanto fosse disponibile fino ad oggi. Motivo per cui ho deciso di abbracciare totalmente questo sistema per i miei reportage naturalistici, abbandonando il sistema reflex. Fatemi dire subito che non è mia intenzione fornire qui una review completa della X-T2. Ce ne sono già molte in rete e molte altre si aggiungeranno appena la macchina sarà disponibile per l'acquisto. Tralascerò dunque interi capitoli della X-T2 (ad esempio il video: non faccio video e dunque non saprei dirvi più di quello che leggo sulle specifiche) e non mi soffermerò sulle caratteristiche tecniche della macchina, che potete leggere altrove. Desidero invece raccontarvi la mia esperienza, soffermandomi su quelle che mi sembrano le qualità più rilevanti del sistema Fuji nel suo complesso per la fotografia naturalistica, e corredando i miei pensieri con alcune immagini realizzate nel corso degli ultimi sei mesi. Spero che il mio contributo possa essere utile ai tanti appassionati di fotografia naturalistica che così spesso mi domandano se le mirrorless abbiano o meno raggiunto le reflex in questo genere fotografico.

Qualche anno fa, appena uscita la X-T1, fui tra i primi ad acquistarla e a testarla, oltre che per la fotografia di reportage e di viaggio, anche nella fotografia naturalistica. Nel Dicembre del 2014, alla vigilia della partenza per un reportage sui pellicani del lago Kerkini, decisi di provare a realizzare il servizio esclusivamente con X-T1. Nel complesso mi ritenni abbastanza soddisfatto della performance della macchina ed alcune delle immagini realizzate ricevettero anche premi importanti (una immagine ad esempio venne premiata al concorso dello Smithsonian Institute negli USA).

Tuttavia alcuni difetti tradizionali delle mirrorless, ininfluenti o quasi in altri generi fotografici, mi lasciavano ancora perplesso riguardo all'utilizzo di questo sistema nella fotografia naturalistica. Nello specifico la performance del sistema autofocus non era ancora al livello di una reflex. La velocità di refresh del mirino elettronico, se adeguata per il 90% dei soggetti, risultava un po' troppo lenta per i soggetti in rapido movimento e quando tentavo, ad esempio, di seguire un pellicano in volo scattando a raffica i periodi di "black out" del mirino mi rendevano difficile seguire accuratamente il soggetto. E poi il flash non era ancora all'altezza degli altri componenti del sistema (non supportava ad esempio né la sincronizzazione ad alta velocità né le unità remote) e la lunghezza focale dell'obiettivo macro (60mm) risultava un po' corta per i camaleonti e le rane che amo fotografare. Tra i lati positivi invece una già buona performance ad iso elevate, una ottima velocità di scatto, una qualità generale dell'immagine decisamente elevata ed un set di obiettivi decisamente promettente per varietà e qualità. Infine, una scelta di design che rendeva l'utilizzo della macchina molto intuitivo e veloce mantenendo dimensioni e peso contenuti.

Per chi è ansioso di saltare alle conclusioni, fatemi dire subito che ritengo che la X-T2 risolva gran parte dei problemi che ho riscontrato con la X-T1, mentre pare che le rimanenti lacune saranno colmate entro pochi mesi, stando alla roadmap pubblicata da Fuji. L'autofocus della X-T2 è di tutto rispetto e non sfigura minimamente accanto a quello di reflex di qualità, grazie all'aumento dei punti di messa a fuoco ed alle personalizzazioni possibili nell'algoritmo di funzionamento dell'autofocus continuo, in cui ora è possibile definire la sensibilità del tracking, la sensibilità del sistema ai cambiamenti di velocità ed i cambiamenti del punto di messa a fuoco. Ne risulta un sistema decisamente versatile ed efficiente, assolutamente adeguato alla fotografia di natura. Il mirino poi è la vera sorpresa: ad alta risoluzione (2,36 milioni di pixel e rapporto di ingrandimento 0,77x), ha un ritardo di visualizzazione di soli 0,005 secondi e una luminosità massima raddoppiata rispetto al passato. Le specifiche dicono che il refresh rate è salito fino a 60fps ma la sensazione, al di là delle specifiche tecniche, è che il fastidiosissimo black out sia stato eliminato e che ora sia assolutamente possibile un tracking preciso del soggetto. Il Power Grip introduce anche la modalità Boost, che fa uso delle batterie extra per aumentare le prestazioni della fotocamera: lo scatto continuo passa da 8 a 11 fps, l'intervallo di scatto da 0,19 a 0,17 secondi, il ritardo dell'otturatore da 0,05 a 0,045 secondi, l'EVF da 60 a 100 fps e il blackout da 0,130 a 0,114 secondi. Non ho avuto modo di testare il Power Grip ma devo dire che le prestazioni della macchina mi sono parse già ottime anche senza questo accessorio, e non potranno che migliorare ulteriormente utilizzandolo. La qualità dell'immagine poi è migliorata ulteriormente rispetto alla X-T1, la performance ad iso elevati è straordinaria e la gamma dinamica di tutto rispetto. Cosa manca per non aver più nulla da chiedere? Un flash all'altezza del resto del sistema e magari un macro con una focale un po' più lunga. La roadmap Fuji promette di coprire questi due punti con la prossima uscita del flash EF-X500 che avrà un numero guida ragguardevole (circa 50) e supporterà sia le unità remote che la sincronizzazione ad alta velocità. È in uscita anche il nuovo obiettivo macro XF 80mm con rapporto di ingrandimento 1:1. A quel punto il percorso Fuji di avvicinamento alla fotografia naturalistica sarà completo.

La prima occasione di provare la nuova macchina si presentò a fine Marzo in occasione di alcune sessioni fotografiche da svolgere in collaborazione con la LAV (Lega Anti Vivisezione), con la quale collaboro da anni. Si trattava di sessioni preliminari in vista degli scatti da realizzare in autunno per il calendario 2017. Pensavamo di realizzare qualche scatto di prova in condizioni controllate. Mi pareva la situazione ideale per iniziare a testare la macchina che avevo appena ricevuto: uno dei primi prototipi in assoluto arrivato fresco fresco dal Giappone. In quanto prototipo ovviamente mi aspettavo una macchina ancora estremamente "instabile": quasi tutti i pulsanti dell'interfaccia erano ancora disattivati e non funzionava ancora né esposimetro né autofocus continuo né scatto multiplo. Ciononostante, grazie anche all'incredibile supporto dei tecnici Fuji sempre pronti a rispondere ad ogni mia domanda ed a trovare soluzioni che mi consentissero di lavorare in attesa degli aggiornamenti firmware che avrebbero risolto i miei problemi, rimasi molto impressionato dagli scatti realizzati e dall'esperienza di utilizzo della macchina in generale. In quell'occasione potei anche testare il nuovo moltiplicatore 2X. Pur non essendo un fan dei moltiplicatori devo dire che rimasi particolarmente colpito dalla qualità del 2X. Ovviamente sottraendo due stop di luminosità il TC2X rimane un accessorio utilizzabile in condizioni di grande illuminazione ma l'autofocus continua a funzionare rapidamente e l'inevitabile degrado ottico è decisamente contenuto. Con il TC2X abbinato al 100-400mm raggiungiamo l'impressionante lunghezza focale di 1200mm (35mm equivalente) ed un'apertura massima f11. Va da sé che un treppiedi solido e una tecnica di scatto perfetta sono obbligatori a queste lunghezze focali, anche se in buone condizioni di luminosità è possibile ottenere ottimi risultati anche a mano libera, se si è dotati di una tecnica precisa.

Forte di questa prima esperienza con la nuova macchina e di qualche aggiornamento firmware in più (nel frattempo Fuji mi aveva inviato un secondo prototipo decisamente più completo) era ora di provare la macchina sul campo. Pensai quindi di tracciare una percorso di test della macchina che coprisse le situazioni più comuni che incontro normalmente nel mio lavoro di fotografo naturalista, per vedere come la macchina avrebbe risposto ad un utilizzo realistico. Speravo che questo avrebbe fornito una risposta affidabile e definitiva sulla adeguatezza di questo sistema per la fotografia naturalistica, e questa risposta sarebbe stata utile tanto alla Fuji quanto a me per decidere se abbracciare definitivamente questo nuovo sistema lasciandomi la reflex alle spalle. Il primo passo per definire un percorso di test affidabile era quello di definire correttamente il mio lavoro. Il mio interesse fotografico si concentra prevalentemente sulle specie e gli ecosistemi a maggior rischio di estinzione. Giro il mondo per documentare la bellezza e l'armonia del mondo naturale, nella speranza che un numero sempre maggiore di persone si innamori del nostro pianeta e desideri proteggerlo. Il tipo di coinvolgimento che cerco di provocare nell'osservatore è dunque un coinvolgimento emotivo, non razionale. Spero di far innamorare, non di informare. Questo tipo di lavoro ovviamente si svolge prevalentemente in viaggio, negli ultimi paradisi selvaggi, e presuppone una interpretazione artistica e non documentativa della natura. La gran parte del mio lavoro si può far rientrare in una delle seguenti categorie:

- fotografia macro: lavoro normalmente in natura, spesso nella giungla, con soggetti sia animati che inanimati. Quasi sempre ho bisogno di una accurata pianificazione del tipo di luce da utilizzare, il che presuppone l'uso dei flash, normalmente due. Trattandosi di una fotografia macro itinerante e necessariamente rapida normalmente scatto a mano libera. Quali sono dunque i requisiti tecnici per intepretare al meglio questo tipo di genere? Un buon obiettivo macro, possibilmente con lunghezza focale tra 80 e 100mm per mantenere una elevata distanza di lavoro indispensabile per i soggetti animati, e con rapporto di ingrandimento 1:1. Un set di flash (almeno due) controllabili in remoto. Un corpo macchina con buona risoluzione ma anche che non esibisca una eccessiva perdita di qualità dovuta alla diffrazione, inevitabile quando si scatta con diaframmi chiusi, che a loro volta sono inevitabili in condizioni di bassa profondità di campo. La performance della macchina ad iso elevati, invece, è cruciale in questo tipo di fotografia in quanto utilizzando i flash imposto la sensibilità sempre al minimo valore disponibile.

- intepretazioni astratte della natura: astrazioni legate alla geometria o al movimento. Spesso ricorro alla fotografia aerea, ove possibile, per evidenziare aspetti geometrici del paesaggio. In questo tipo di fotografia scatto prevalentemente con focali medio-lunghe (il Fuji 100-400 sarebbe stato perfetto per lo scopo) per isolare i particolari dei soggetti. Le focali medio-lunghe sono inoltre più adatte alle astrazioni legate al movimento (panning, mosso creativo ecc). Utilizzo di rado il flash, dunque le caratteristiche tecniche necessarie per interpretare questo genere al meglio, nel mio caso, si riassumono in un buon obiettivo zoom tra 100 e 400mm, una buona stabilizzazione dell'immagine (fondamentale ad esempio nella fotografia aerea), un autofocus veloce, un mirino rapido senza ritardi e black-out, una buona qualità dell'immagine ad iso medio- bassi.

- fotografia di paesaggio: si tratta di un tipo di fotografia molto più lenta e riflessiva, in cui cerco la mia particolare interpretazione del paesaggio analizzando con calma i vari possibili punti di vista e ricercando un "rapporto" con il paesaggio non diversamente da quanto faccio con gli animali. Dunque ho bisogno (oltre ad un solido treppiedi) di focali comprese tra 15 e 200mm (35mm equivalenti) e di una macchina con ottima qualità dell'immagine. Evidentemente l'autofocus e la rapidità del mirino elettronico non sono rilevanti in questo tipo di fotografia, mentre è fondamentale che il corpo macchina esibisca un'ottima gamma dinamica, elevata risoluzione, e qualità eccellente sia al livello minimo di ISO (fotografia diurna) sia ad iso elevati (fotografia notturna). Si trattava dunque di un ambito in cui valutare, per così dire, la qualità "assoluta" dell'immagine prodotta dalla macchina in condizioni statiche ottimali (treppiedi, scatto remoto ecc) mettendo alla prova il nuovo sensore X-Trans CMOS III APS-C da 24,3 Mp. La fotografia di paesaggio è tradizionalmente dominio del full-frame (se non del medio formato): non sarebbe stato un esame facile per la X-T2.

- fotografia di animali: qui è più difficile riassumere le situazioni che mi capita di incontrare, che ovviamente possono variare molto a seconda della latitudine, del clima, dell'habitat delle specie fotografate eccetera. Dovendo comprendere in un paio di situazioni le caratteristiche che incontro più di frequente ho deciso di indirizzarmi su un safari Africano e su un servizio da realizzare nella giungla. In un safari in Africa avrei testato la risposta della macchina con le focali lunghe (nello specifico il 100-400) ed eventuali moltiplicatori, oltre alla robustezza e reale impermeabilità alla polvere. Nella giungla, l'habitat che incontro più di frequente, avrei infine capito quanto il sistema nel suo complesso fosse "portabile" e adatto ad una fotografia naturalistica itinerante come la mia, oltre che impermeabile ad acqua e umidità. Quali le caratteristiche tecniche dell'attrezzatura necessarie per realizzare al meglio questi reportage? Focali otticamente superbe tra 15 e 400mm, autofocus veloce e preciso, un mirino senza ritardi e black-out, buona stabilizzazione dell'immagine, buona qualità ad iso bassi e medi, flash che supporti la sincronizzazione ad alta velocità.

Identificati i generi fotografici nei quali testare la nuova attrezzatura iniziai a delineare una tabella di marcia: per la fotografia macro niente di meglio di un bel viaggio in Olanda nel periodo della fioritura dei tulipani. Avrei avuto la possibilità di testare il sistema nelle macro di soggetti floreali per poi dedicarmi più avanti ai soggetti animati. Inoltre l'occasione sarebbe stata propizia per realizzare anche qualche scatto astratto noleggiando un piccolo velivolo e sorvolando i campi per astrarne le caratteristiche geometriche. Come ulteriore applicazione della fotografia astratta pensai di provare a realizzare un servizio che avevo in mente da tempo, sul vulcano Nyiragongo, in Congo. Si sarebbe trattato di scatti prevalentemente astratti ed in parte aerei realizzati in condizioni difficili da un punto di vista ambientale: un buon test per l'attrezzatura. Per la fotografia di paesaggio pensavo di volare alle isole Far Oer e per il safari in Africa di realizzare finalmente un servizio sugli elefanti, mia autentica passione. Infine per la fotografia nella giungla avrei finalmente cercato di realizzare un reportage sulle scimmie nasiche del Borneo, una mia vecchia passione che non avevo mai avuto modo di approfondire. Una tabella di marcia impegnativa, era ora di mettersi seriamente al lavoro.


Fotografia Macro

I problemi maggiori me li aspettavo con le sessioni macro, tenendo conto delle limitazioni del sistema flash Fuji che non consentiva l'utilizzo del flash in remoto (indispensabile nella macro per gestire al meglio la luce) o l'utilizzo di più di un flash (per abbinare, ad esempio, un flash di riempimento alla luce principale). Inoltre all'epoca avevo solo il 60mm macro, che pur essendo un eccellente obiettivo per qualità e prestazioni, non arriva ad un rapporto di ingrandimento 1:1 senza i tubi di prolunga, che tuttavia non avevo a disposizione. Come dicevo sopra, Fuji promette di risolvere definitivamente questi problemi entro pochi mesi: è prossima l'uscita del nuovo flash EF- X500 che supporterà unità remote e sincronizzazione ad alta velocità e del nuovo macro 80mm con rapporto di ingrandimento 1:1. Nell'attesa avrei dovuto ricorrere a qualche accessorio di terze parti per supportare il trigger di flash remoti e avrei dovuto gestire i flash in manuale non avendo a disposizione un trigger TTL. Un esercizio comunque utile e interessante. Nonostante queste temporanee limitazioni, inevitabili in un sistema giovane come quello Fuji, i risultati delle sessioni macro mi sembrarono davvero soddisfacenti. La macchina rispondeva rapidamente, la qualità dell'immagine era davvero notevole e l'esperienza di scatto con il nuovo mirino elettronico entusiasmante. Nel complesso l'esperienza di utilizzo del nuovo sistema nella fotografia macro mi lasciò estremamente soddisfatto.


Fotografia Astratta

Realizzai le prime foto astratte in Olanda, nel corso di un paio di sessioni di fotografia aerea. Il sistema reagì ottimamente, la stabilizzazione dell'immagine funzionava alla perfezione consendomi di inquadrare con precisione anche in condizioni oggettivamente difficili: il tempo era pessimo e le oscillazioni del piccolo velivolo impressionanti. L'autofocus veloce e preciso e il mirino puntuale nel seguire i miei movimenti senza ritardi. La spedizione in Congo per realizzare la seconda serie di foto astratte si rivelò decisamente impegnativa per via delle difficoltà legate agli spostamenti in un luogo così remoto e teatro ancora, purtroppo, di una sanguinosa guerra civile. Nonostante la regione del Nyiragongo sia ora relativamente tranquilla ed il parco sia stato riaperto ai turisti, grazie anche alla costante supervisione dei caschi blu dell'ONU, le difficoltà e le situazioni di tensione non sono mancate. Il vulcano si trova a XXXXX metri sul livello del mare e fotografare dal bordo del cratere ha esposto l'attrezzatura a situazioni climatiche impegnative: temperature sotto zero, pioggia e umidità, vapori acidi emessi dal vulcano, polvere finissima che, trasportata dal vento, tendeva ad infilarsi dappertutto. Nel complesso un test più duro di quanto avessi pensato, sia per l'attrezzatura che per il fotografo. Le successive sessioni di fotografia astratta basata sul movimento (panning e mosso creativo) erano destinate a confermare l'impressione che il sistema nel suo complesso (macchina e obiettivi) rispondesse con precisione e affidabilità alle necessità di questo genere fotografico, rivelandosi pienamente adeguato.


Fotografia di Paesaggio

La fotografia di paesaggio è un ambito in cui le dimensioni del sensore contano molto: è necessaria una risoluzione elevata per cogliere i dettagli della scena e allo stesso tempo una ottima gamma dinamica e, almeno per la fotografia notturna, una buona prestazione ad iso elevati. Inoltre la diffrazione deve essere tenuta sotto controllo altrimenti potrebbe distruggere la nitidezza dell'immagine nei casi in cui una elevata profondità di campo richiede diaframmi chiusi. Purtroppo, come è noto, la gamma dinamica è direttamente proporzionale alle dimensioni dei fotorecettori e la diffrazione è direttamente proporzionale alla loro densità sul sensore. Tradotto, a parità di risoluzione tanto più i fotorecettori sono grandi e distanziati tra loro, ovvero tanto più grande è il sensore, meglio è. Ecco perché questo genere fotografico è tradizionalmente interpretato al meglio con fotocamere di medio o grande formato. Sulla carta un sensore APS-C non è dunque il sensore ideale per questo tipo di fotografia. Tuttavia qui è necessario un ragionevole compromesso: la fotografia di paesaggio è solo uno dei campi in cui si esprime la fotografia naturalistica, e se la scelta di un sensore di dimensioni maggiori porterebbe probabilmente un beneficio in questo campo porterebbe anche un aumento delle dimensioni e del peso di tutti gli obiettivi, particolarmente le focali corte, un aumento delle dimensioni del corpo macchina e, in definitiva, annullerebbe alcuni dei più importanti vantaggi di un sistema mirrorless. Chiacchiere a parte, come si comporta la X-T2 alla prova dei fatti? La qualità espressa nelle foto di paesaggio è adeguata ad un utilizzo professionale? A voi giudicare, io non posso che offrire alcune delle immagini realizzate e la mia personale convinzione che complessivamente il compromesso dimensioni del sensore (APS-C)/risoluzione (24Mp) sia ottimale se si guarda alla fotografia naturalistica nel suo complesso. La densità di pixel non è così elevata da creare problemi in fase di gestione del rumore, la diffrazione esiste ma tutto sommato è sotto controllo e la risoluzione è pienamente adeguata a cogliere tutti i dettagli di una fotografia di paesaggio. La gamma dinamica è più che soddisfacente e il file Raw si presta ad essere lavorato con ampi margini in post-produzione.


Fotografia di Animali

Soddisfatto dei risultati fin qui ottenuti era ora di mettere alla prova il nuovo sistema nella fotografia di animali. Dopo alcune sessioni preliminari in oasi naturalistiche italiane ero pronto a testare la macchina nei due reportage più impegnativi: due settimane di safari in Kenya per un servizio sugli elefanti dei parchi Amboseli e Tsavo e a seguire due settimane nella giungla del Borneo alla ricerca delle scimmie nasiche. Considerando che il mio lavoro abituale si svolge prevalentemente in Africa o nella giungla sarebbe stato il test decisivo per decidere se dire addio alla reflex. In Kenya la povera X-T2 si trova a dover sopportare una polvere indicibile, che si infila ovunque. Decido di utilizzare la macchina anche in modo remoto su postazioni fisse e mobili per ottenere dei primi piani degli elefanti con un grandangolare (il Fuji 10-24). La macchina, protetta solo da una bustina di plastica parzialmente aperta per far passare i cavi, è sottoposta agli schizzi di acqua e fango e alla polvere spruzzata dagli elefanti che si trovano ora a meno di un metro di distanza. Un maschio innervosito dalla mia insistenza scaglia un sasso a tutta velocità contro la macchina: se l'avesse colpita l'avrebbe indubbiamente disintegrata ma per fortuna la micidiale sassata colpisce, distruggendola, la custodia protettiva che circonda la macchina

La macchina risponde rapidamente e ormai ho preso dimestichezza con le ghiere di tempi, iso e compensazione dell'esposizione che trovo comodissime. In Borneo le condizioni climatiche cambiano completamente: dal caldo torrido e dalla polvere africana passo, nel volgere di poche ore, ad un insopportabile caldo umido con piogge frequenti e un costante velo di umidità che appanna lenti e macchina. Sono curioso di vedere come se la caverà la X-T2 in questa nuova sfida. Intanto il peso sulle mie spalle è decisamente diminuito e i trekking nella giungla sono più agevoli. Certo, il 100-400 è analogo per peso e dimensioni agli equivalenti di casa Nikon o Canon (come si fa a fare un 400mm piccolo?) ma sulle focali più corte e sul corpo macchina la differenza di peso rispetto al sistema reflex è enorme. Questo si traduce, come speravo, in una maggiore rapidità di movimenti e un maggior numero di occasioni colte. Conto i giorni che mi separano dall'uscita dell'EF-X500, vero completamento del kit, ma ormai i vantaggi del nuovo sistema mi hanno conquistato. Il dado è tratto, abbiamo finalmente la prima mirrorless "naturale". Da oggi in poi il mio lavoro sarà decisamente più semplice.





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